DEO E L'ARTE DI RIPARARE LA MOTO
Il simpatico meccanico, oltre ad aggiustare "due ruote" d'epoca, le trasforma in quadri
Nella sua officina non ripara solo moto. Con la moto, o meglio con i pezzi, tubi, manubri, ruote, fa i quadri. E quelli che reputa migliori li appende alle pareti della sua autofficina. Ce ne sono tantissimi, grandi e piccoli. Nelle sue mani un paio di leve della frizione su fondo celeste diventano due amanti, un gruppo di ingranaggi del cambio su fondo rosso diventano una folla tumultuosa, una catena incorniciata appesa a un chiodo i travagli dell'umanità. Amedeo Pizzinato "Deo" ha 46 anni e la moto per lui è tutto: la famiglia, l'amante, l'amico, la sorella. Ricorda Adriano Celentano nel film "Joan Lui"; veste una tuta candida, ha i capelli lunghi e biondi, la barba, le mani pulite e sul portachiavi che regala ai suoi clienti scrive: Deo è con te. Amedeo è nato in un paesino del Friuli da una famiglia di contadini. Ancora bambino inizia a lavorare nei campi col padre. A solo 8 anni è già attratto dalle due ruote. Racconta che si prestava a consegnare gratuitamente la corrispondenza del parroco a patto di poterlo fare con la motocicletta che il prete aveva tanto cara. A 14 anni con la famiglia si trasferisce a Milano. E poiché i suoi non possono mantenerlo, s'ingegna; fa il droghiere "e quando vedevo il forno del pane - racconta -, immaginavo un grosso motore rombante". A 20 anni finalmente la grande occasione. Lavora in una pompa di benzina: "Nel ritagli di tempo riuscivo a dare una mano nella adiacente officina e subito venni apprezzato come meccanico". Deo però non vuole padroni, vuole un'officina tutta sua e finalmente, dopo aver fatto esperienza presso i più abili meccanici milanesi, a 35 anni riesce ad aprirne una. "Non ho ancora finito di pagare i debiti, ma sono felice. Lavoro molto, non dimentico mai la fatica fatta per ottenere questo risultato; e non dimentico la prima moto che ho acquistato, una Motom 48 che mi costò la vendita di tutto ciò che possedevo, anche la tanto cara collezione di dischi. Preferisco riparare le moto degli anni '70 perché mi sembra di fare rivivere quegli oggetti quasi dimenticati. Prediligo le giapponesi, adoro le Laverda". Ne possiede 10 che espone con orgoglio. "Le moto che riparo - dice - sono come dei pazienti; cilindri e pistoni, bielle e ingranaggi sono come parte del corpo umano e io voglio che funzionino in armonia". Ad ogni nuovo cliente Deo mostra decine di foto dei suoi viaggi, tutti in compagnia della moto, offre un bicchierino e poi domanda: "Cosa posso fare per il tuo mezzo?". "Cosi facendo - dice - i miei clienti sono diventati degli amici. Siamo molti, ci ritroviamo qui da me, festeggiamo ogni anno fino a tarda notte l'anniversario dell'officina, viaggiamo, litighiamo, e prima di discutere sul prezzo della riparazione parliamo sempre di quel ci accomuna: l'amore per la moto".
Marco Broggi
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