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FIAT VOLUNTAS DEO
"DEO" PIZZINATO E IL SUO STUDIO-OFFICINA MILANESE. E UN AMORE PER LA MOTO CHE NON E' VENUTO MENO NEGLI ANNI
di Mauro Di Giovanni
II cielo e i marciapiedi dello stesso colore, gli alberi senza foglie che sembrano fatti di muro. E' ancora inverno, a Milano. In una traversa di viale Certosa appoggiata di lato, subito a sinistra, c'è l'officina di "Deo" Pizzinato o meglio, lo "studio", come egli stesso lo definisce nel depliant che illustra le sue opere. E sì, perché Deo non è solamente un motociclista, oppure un meccanico, Deo è un artista, nel vero senso della parola. Quest'uomo sereno vive con pienezza le proprie sacrosante sicurezze, circondato dall'affetto timorato dei suoi numerosissimi amici. Il vecchio spirito ribelle che alberga in lui non aspetta altro che manifestarsi. Cosi come nella leggenda di Aladino, scaturisce d'improvviso e si fa racconto: "Lassù dove sono nato, a Fiaschetti di Caneva, vicino a Sacile, in Friuli, c'era un prete che aveva un Mosquito. Io ero piccolo, troppo piccolo, ma su quel motorino andavo così veloce che nessuno, pensavo, mi potesse vedere. E invece mi videro tutti e furono botte, e che botte! Fu poco dopo che con il ricavato della vendita di dischi ed altro comperai un Motom 48 C, il mio primo motorino". La scena si sposta: siamo a Milano alla fine degli anni Cinquanta. E' sera e da un portone scuro scivola fuori un ragazzo: è biondo, porta i jeans Lee con una cintura nera, borchiata, ha bracciale di cuoio e berretto borchiato. Sale, scalciandola, sulla sua moto: una Gilera 175 Sport. E' l'era dei Teddy Boys, del puro ribellismo all'ennesima potenza, del principio di tutto, della guerra generazionale.
DIDASCALIA
Deo Pizzinato qui sopra e a fianco accanto ai suoi numerosi trofei e reperti di ogni tipo, che arredano la sua casa-studio-officina. Nella pagina a fianco, due immagini del personaggio di questo mese nel suo laboratorio fotografico e a bordo di una delle sue tante Laverda. |
Deo è a Milano; dopo aver fatto altri piccoli lavori, si dedica alla fotoincisione. Ma ha la meccanica nel sangue. Fin dalla più tenera età il fratello geniaccio gliela insegna, costringendolo a capire. E lui capisce che diverrà meccanico, professionista. Contestualmente sviluppa la sua passione per la fotografia che lo vede impegnato per diversi anni, fin quando l'accantonerà per dedicarsi interamente e coscienziosamente alla motocicletta. Siamo nel 1962 e Deo acquista una moto della quale è ancora oggi orgoglioso, la Gilera 300 bicilindrica: "La prendevo tutte le mattine per andare a lavorare, avevo montato le marmitte Dunstall, e il piacere di quel rumore mi appagava per tutta la giornata". Nel 1968 subisce, come molti, il fascino irresistibile della "grossa" Laverda: affrontando un'interminabile serie di difficoltà riesce alfine a perfezionare l'acquisto di una 750 GT. Verrà poi la successiva Sport 750, più potente e meglio frenata, e poi ancora la SF e la sportivissima SFC, arancione monoposto con il cupolino che, con la Norton PR, era la più veloce motocicletta stradale con la quale si poteva correre su pista. Negli anni Settanta verranno le tré cilindri 1000 bialbero e infine una delle otto 1000 SFC immatricolate in Italia che Deo si assicura grazie alla ormai solida amicizia che lo lega a Massimo Laverda. "Mi sono sempre piaciute le moto col manubrio basso, ma oggi, ad esempio, vendo le Yamaha Virago Custom - dice - è un modo diverso di stare seduti sulla moto: tesi e impegnati col manubrio basso, allungati e rilassati sulle Custom, ma non per questo più comodi!". Deo rivela poi quella grande qualità che lo rende eclettico nella creatività; si è impegnato nella realizzazione di alcune opere compositive a metà strada tra la pittura e la scultura, utilizzando elementi motociclistici. Ha organizzato anche una mostra personale, ma ho ricevuto l'impressione che sia più rivolto al "reale" che allo "speculare". "Deo, tu che hai cinquantatré anni e hai vissuto l'evoluzione completa della moto e del suo mondo in questo dopoguerra, che ne pensi dei gruppi di bikers e dei loro problemi?". E Deo risponde: "Così come il contadino è attento a mettere i piedi sul sentiero per non calpestare il campo e il cittadino stolto e maldestro lo attraversa, così, sulla strada il parvenu passa e rovina dove gli altri hanno costruito". Lo spirito del vecchio ribelle ghigna e si sottrae perché non corre: vola.
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