.:in copertina:.
.: AUTO d'EPOCA :..: aprile 2001 :.

L'ultima superbike di Breganze

Laverda 1000 SFC
L'ultima moto prodotta dalla famiglia Laverda è un modello della vocazione sportiva che interpreta lo stile e il gusto italiano e che viene proposto agli appassionati come motocicletta esclusiva

testo e foto di Roberto Motta

L’inizio degli anni Ottanta vede prevalere nel panorama motociclistico italiano la presenza innovativa e altamente tecnologica delle motociclette giapponesi. Contemporaneamente si registra un aumento sensibile delle vendite di automobili a discapito del settore motociclistico che incomincia così a risentire di quella crisi che determinerà nel tempo il quasi totale annientamento della Moto Laverda e il ritiro della famiglia Laverda dalla proprietà dell'azienda. Nel tentativo di fronteggiare questo difficile momento, viene presentato nel 1982 un modello dotato di propulsore tricilindrico da 1.000 cc denominato RGS (Real Gran Sport) che rimane in produzione fino al 1984, anno in cui viene presentata al Salone di Colonia la sua evoluzione, la 1000 SFC, il cui progetto prevede una produzione di circa 200 unità destinate unicamente al mercato estero. La 1000 SFC trova un largo consenso da parte degli estimatori della Casa di Breganze, tra cui Deo Pizzinato che sì reca sul posto per acquistarne un esemplare fornito di "kit Laverda" per il potenziamento, e che in seguito diverrà il fortunato possessore il primo esemplare di 1000 SFC immatricolato in Italia. Nello stesso periodo, la ragione amministrativa della Casa vicentina, a causa della grave crisi economica che la affligge, passa al regime di amministrazione controllata, e come prima conseguenza di questa situazione, vede svanire la possibilità di omologare la 1000 SFC anche nel nostro Paese. Ma la caparbietà di Deo convince l'amico Massimo Laverda ad aggirare lo scoglio burocratico dell'immatricolazione degli esemplari italiani, ricorrendo alla formula di estensione dell'omologazione della RGS. Questo stratagemma giustifica quindi la dicitura RGS-3, che compare sul libretto di circolazione dei pochi esemplari italiani. A prima vista il nuovo modello differisce dalla sua progenitrice RGS soltanto in alcuni dettagli ma in realtà, oltre ad essere caratterizzata da un peso più contenuto, è equipaggiata con un motore più prestante che grazie ad un rapporto di compressione di 10,8:1 ed un diagramma di distribuzione più spinto, sviluppa una potenza di oltre 100 CV a 8.200 giri e spinge la motocicletta ad una velocità di oltre 240 km/h a 8.250 giri. Il colore rosso vivo della carrozzeria e l'oro del telaio, dei dischi dei freni e delle pedane (in lega leggera) conferiscono alla motocicletta un aspetto grintoso e corsaiolo. Sotto il voluminoso cupolino ben integrato con il serbatoio, di fronte ai mezzi manubri, trovano posto il tachimetro, il contagiri, il termometro della temperatura olio ed una serie di 5 spie di servizio. Il serbatoio del carburante, di foggia sportiva, ha una capacità di 22 litri, ed è dotato di due bocchettoni: uno per il rifornimento, l'altro per lo sfiato. La carrozzeria termina con un codone facilmente rimovibile che permette alla sella di trasformarsi da monoposto a biposto. Il telaio è costituito nella parte superiore da una trave in acciaio di 40 mm di diametro collegata anteriormente al cannotto dello sterzo dalla cui parte inferiore scende una doppia culla realizzata con tubi circolari in acciaio di 30 mm di diametro. La parte mediana della trave superiore si unisce alla culla in prossimità del radiatore olio con 2 rinforzi posti parallelamente sopra la testata. Nella parte posteriore la culla del telaio forma una triangolatura situata sotto la sella dove sono alloggiati i principali cablaggi e servizi elettrici. Il forcellone oscillante è costituito da una sezione rettangolare in alluminio infulcrato nella zona posteriore del telaio. La funzione di sospensione è ottenuta da una coppia di ammortizzatori oleopneumatici Marzocchi modello Symbol dotati di 5 posizioni di regolazione di precarico. La ciclistica anteriore è caratterizzata da una forcella Marzocchi con steli convenzionali da 42 mm, dotati di un'escursione di 120 mm e di sistema

DIDASCALIA

Qui sopra: il cruscotto in alluminio comprende il tachimetro, il contagiri, il termometro della temperatura olio e 5 spie di servizio. Qui sotto: l'efficiente impianto frenante anteriore è composto da due dischi di 300 mm abbinati a pinze a due pistoncini; l'impianto di scarico, del tipo corsa, è dotato di un unico terminale in cui confluiscono i tré collettori.

antiaffondamento. L'impianto frenante, fornito dalla Brembo, è costituito anteriormente da 2 dischi flottanti del diametro di 300 mm e posteriormente da due monodischi da 280 mm ciascuno con un sistema di pinze a doppio pistoncino. La motocicletta di questo articolo monta sin dalla sua origine (su richiesta del proprietario) i cerchi a raggi destinati al mercato estero e caratterizzati anteriormente da un canale di 2,5", posteriormente di 3,5". Quest'ultimo, più largo di 0,5" rispetto alla versione italiana, consente il montaggio di coperture della misura di 140/80/18 mentre quello anteriore necessita di pneumatici di 100/90/18. Come per la RGS la Laverda utilizza un albero motore con perni di manovella a 120°, invece che a 180° come quelli montati sui modelli Jota. Questa fasatura garantisce al motore un'equilibratura tale da renderlo meno zoppicante anche al di sotto dei 4.000 giri, sebbene in realtà non sia sufficiente a conferire una perfetta regolarità nella erogazione della coppia. Il motore tricilindrico, ancorato al telaio mediante l'utilizzo del silentbloch, ha una cilindrata totale di 980,766 cc (alesaggio e corsa 75x74 mm). Il carter, in alluminio sabbiato, non presenta guarnizioni, è divisibile sul piano orizzontale e presenta, inserito sul lato destro, il pick-up dell'accensione elettronica Bosch BTZ a scarica capacitativa. L'albero motore, costruito in acciaio e scomponibile, ruota su 4 cuscinetti di banco di tipo "misto" ed è dotato di una coppia di volani circolari a lato di ogni perno di biella. Le bielle monolitiche d'acciaio sono direttamente accoppiate allo spinotto e ruotano su dei cuscinetti a rulli ingabbiati. I pistoni ad alta compressione sono ottenuti da una fusione di alluminio e dotati di 3 segmenti elastici (2 di tenuta e 1 raschia-olio) . Il blocco cilindri è in alluminio ed è dotato di canne in ghisa speciale. La distribuzione è del tipo a 2 alberi a camme in testa che ruotano direttamente su 3 supporti in alluminio posti sulla testata e prendono il moto dall'albero motore mediante una lunga catena simplex a rullini; il pignone è posto tra il perno di manovella centrale e quello destro. La catena è tenuta in tensione da 2 pattini di cui quello posteriore dotato di un tendicatena con regolazione esterna. La testata monolitica in lega leggera ha le camere di combustione emisferiche riportate in ghisa speciale. Le valvole (2 per cilindro) sono richiamate in sede da una molla elicoidale dotata nella sua parte superiore di un "bicchierino" che ospita una pastiglia calibrata. Le valvole di aspirazione da 40,5 mm di diametro e quelle di scarico da 34 mm risultano maggiorate rispetto a quelle montate sul modello RGS. L'alimentazione è assicurata da una batteria di tré carburatori Dell'Orto PHF da 36 mm di diametro. La lubrificazione è del tipo a "carter umido" e utilizza 3,5 litri di olio, immessi in circolo mediante una pompa ad ingranaggi in grado di raggiungere una portata di 14 litri al minuto che prende il moto da un pignoncino posto all'estremità destra dell'albero motore. La trasmissione primaria ha una presa di forza costituita da un doppio pignone calettato sul lato destro dell'albero motore ed utilizza 2 catene simplex, la cui tensione è regolata da un tendicatena posto esternamente. Il cambio, dotato di comando desmodromico, è a 5 rapporti ed i relativi
alberi ruotano su gabbie a rulli. Il rapporto finale è determinato da un pignone da 16 denti ed una corona da 34 denti. La frizione a dischi multipli (6 conduttori e 8 dischi condotti metallici) è del tipo a bagno d'olio con sei molle elicoidali di pressione mentre il relativo comando manuale è del tipo idraulico. L'impianto elettrico utilizza una batteria da 12 V ed un alternatore da 22 A/h. La Moto è fornita di un kit di potenziamento che comprende: alberi a camme (denominati PI), molle valvole, impianto di scarico del tipo 3 in 1, impianto di alimentazione costituito da 3 carburatori Dell'Orto da 36 mm ed una serie di rapporti al cambio più adatti all'uso agonistico. Ovviamente il kit è corredato da un documento che riportava l'annotazione "oniy for racing use". Tuttavia, pur non avendo velleità di partecipazione a competizioni sportive, il proprietario della motocicletta decide di montare almeno parte del kit e di disporre di un altro motore completamente preparato e dotato di pistoni speciali. All'avviamento il motore della 1000 SFC gira subito rotondo e l'apertura dell'acceleratore libera un suono tonante e inconfondibile. In movimento la frizione stacca dolcemente ed il motore lascia intuire una piccola indecisione nell'erogazione della potenza. La guida veloce è più impegnativa della 1000 RGS. Questo "difetto" è da imputarsi alla forcella che risulta caratterizzata da una taratura troppo morbida per un uso sportivo. Quella che vi abbiamo presentato è la numero 1 degli 8 esemplari eccezionalmente immatricolati in Italia, e pur essendo un esemplare relativamente giovane, ha un particolare valore storico, conferitogli dalla dedica autografa di Massimo Laverda e Giulio Franzan, scritta sul suo libretto di immatricolazione.

DIDASCALIA

Nella foto: il potente propulsore tricilindrico di questo esemplare è dotato del kit di potenziamento fornito dalla Casa che comprende: alberi a camme P1, valvole e molle valvole, pistoni speciali, carburatori dell'Orto PHF da 36 mm e impianto di scarico del tipo tre in uno. In questa versione il propulsore è in grado di erogare poco più di 100 CV a 8.200 e di spingere la motocicletta ad oltre 240 km/h effettivi. La motocicletta è dotata di un codone facilmente rimovibile che permette di trasformare il sellino monoposto in una comoda sella biposto.

SCHEDA TECNICA
Modello Laverda 1000 SFC (RGS 3)
Periodo di produzione 1985-1986
Motore Tre cilindri in linea a 4 tempi
Alesaggio e corsa 75x74 mm (980,766 cc) cilindrata unitaria 326,921 cc
Rapp. di compressione 10,8:1 (10,5:1)
Potenza oltre 100 CV a 8.200 giri (94 CV a 8.000 giri)
Distribuzione a 2 valvole per cilindro azionate da 2 alberi a camme in tesia comandati da catena
Alimentazione tre carburatori Dell'Orto PHF 36 mm
(tre carburatori Dell'Orto PHF 32 mm)
Accensione elettronica
Raffreddamento ad aria
Lubrificazione forzata dei tipo a carter umido con ad ingranaggi e radiatore
Trasmissione primaria ad ingranaggi, secondaria a catena
Frizione multidisco a bagno d'olio
Cambio 5 velocità con ingranaggi con sempre in presa
Telaio doppia culla in tubi di acciaio
Sospensioni ant. forcella teleidraulica, steli diametro 42 mm post. forcellone oscillante e ammortizzatori pluriregolabili a gas
Ruote ant. 2,50x18" posi. 3,50x18" entrambi a raggi (ant. 2,50x18" post. 3,00x18" entrambi in lega)
Pneumatici ant. 100/90/18" post. 140/80/18"
(ant. 100/90/18" post. 130/80/18")
Freni ant. 2 dischi diametro 300 mm,
2 pinze a 2 pistoncinl post.
1 disco diametro 286 mm,
1 pinza a 2 pistoncini
Cap. serbatoio benzina 22 lt
Capacità circuito olio 3,5 lt
Interasse 1.520mm
Peso a secco 230 kg
Velocità massima oltre 240 km/h a 8.250 giri
(222 km/h a 8.000 giri)
   
* tra parentesi i dati relativi ai modelli 1000 SFC e RGS-3 di serie
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