L'articolo completo non è stato riportato per ragioni di spazio. Titolo originale "Katana! - Suzuki Katana GSX 1100 S", pag. 104, di Lorenzo Cascioli, foto Max Trono, disegni Luca Ruggeri.
E' la prima volta che il Classic Corner sconfina oltre gli anni '70, per parlare di un "instant classic" che segnò un'epoca di eccessi. Il temibile Suzuki Katana fu tra le ultime, leggendarie "bare". Nella sua fama sinistra e nel design futuristico racchiudeva tutto il suo fascino. Rimasto intatto ancora oggi.
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Sul filo della lama
"Se dicessi di considerarmi un esperto in Katana, mentirei". Schietto e sincero, ecco Deo Pizzinato. Semplicemente Deo per il tam-tam degli smanettoni milanesi, Deomoto se lo cercate sulle Pagine Gialle. In ogni caso un personaggio vero, uno che i folli anni delle bare volanti li ha vissuti in presa diretta, dalla sua officina. «Ho avuto un'esperienza significativa con la Katana che un cliente mi aveva affidato per il tagliando. Era appena uscita sul mercato e la descrivevano come una lama piantata nell'asfalto. Il mio cliente era meno convinto: 'Guarda che si muove', mi aveva avvisato. lo le ho fatto subito il test: un curvone da 230 sulla tangenziale di Milano. Con la Katana fresca di tagliando mi sono trovato dalla prima alla terza corsia senza che me ne accorgessi, con il manubrio che sbacchettava tutto. Se ci penso ancora oggi, non so come ho fatto a uscirne vivo. Sono tornato in officina e ho lavorato sull'assetto. Prima di tutto ho cambiato le gomme, al posto di quelle di serie ho montato un paio di Pirelli sportive. Poi ho tarato le sospensioni, facendo attenzione a indurire la forcella e a serrare correttamente i cuscinetti di sterzo: allora, di ammortizzatori di sterzo sulle moto stradali non si parlava proprio. Fatto questo, sono tornato alla fatidica curva e tutto è andato come doveva. Il motore, quello invece non aveva bisogno proprio di nulla". Ecco dunque il minimo sindacale per non ammazzarsi. Ma il tuning è un'altra cosa. Il problema, su una Katana, è che per farla andare dritta bisogna ribaltarla e ricostruirla. La mossa più economica è trovare un buon avantreno di una moto recente: piastre, forcella upside-down e ruota da 17". Già che ci siamo, tanto vale tenere anche i freni. Già così, sostituiti la ruotona da 19" e laforcellina da 37mm, l'oggetto diventerà più guidabile. Il problema rimbalza ora al retrotreno: il cerchio originale non potrà mai ospitare una gomma larga e ribassata, quindi va cambiato anche quello. Un paio di ammortizzatori Marzocchi o Bitubo, senza sconfinare nei lusso di una coppia di Ohlins, completeranno l'opera.
Poi si può esagerare: nel
Regno Unito, dove il culto della Katana è molto radicato, si sprecano i forcelloni monobraccio: servono più che altro per fare spazio a una bella gommona da 190. Altri montano monoammortizzatore e forcellone delle Suzuki GSX 1100 EF, che si adattano al telaio della Katana senza troppi sbattimenti. I telai Harris e Spondon sono il punto di non ritorno. A quel punto, fuorilegge per fuorilegge, perché non fare un pensierino a un kit turbo (Mr Turbo e Big CC gli specialisti) o a un fusto di protossido di azoto? Calma, gentaglia, torniamo con i piedi per terra. Ci si potrebbe accontentare dei pistoni big bore di Cosworth o Wiseco, cammes Yoshimura o più semplicemente mettere mano all'aspirazione (cornetti con filtri K&N) e allo scarico, con un bel quattro in uno fatto come più ci piace. Dove trovare il tutto? 5u Internet c'è da perdersi: a noi è piaciuto il sito www.katanacentral.co.uk. Da lì si può andare in capo alla Rete. Per il look ci si può sbizzarrire, ma stravolgere una Katana potrebbe essere un peccato mortale. Un tuning moderato, come quello dell'esemplare di queste pagine, noi guasta. Con l'occasione ringraziamo il proprietario, Mario Asnaghi di Meda. Un consiglio? Trovatene una con i kit originali dell'epoca: carene integrali e codoni monoposto aerodinamici facevano una gran scena. Indimenticabili quelli dì Resincorse, ma anche quelli di Motoplast, Futura e Cruciata non erano male.
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