.:in copertina:. .: CAFE RACER :..: ottobre 2004 :.

CATTIVE COMPAGNIE

AMEDEO PIZZINATO
IN EXCELSIS DEO

Testo di Nicolò Codognola
Foto di Alberto Cervetti

Meccanico, artista o poeta? Deo non ama alcun tipo di costrizione e preferisce definirsi semplicemente motociclista. Il mestiere più bello del mondo!

Talvolta le Cattive Compagnie nascono dopo lunghe ricerche. Personaggi famosi nel mondo delle due ruote o perfetti sconosciuti al grande pubblico. Per incontrarli spesso bisogna farsi presentare da amici di amici, scandagliare nel passato per raccontare la loro storia e percorrere centinaia di chilometri per andarli a trovare. Altre volte invece il fato ci mette lo zampino, come è successo quando abbiamo conosciuto Deo.

Incontro fortuito
E una mattina qualsiasi a Milano: le solite faccende da sbrigare prima di andare al lavoro, il solito traffico da mal di testa e noi in sella per stradine traverse per evitare la colonna ai semafori. Per fortuna però abbiamo il brutto vizio di guardarci attorno anche se lanciati a folle corsa. Ed ecco che l'occhio ci cade su una vetrina particolare. Moto e sculture fanno capolino dalla vetrina. Non resistiamo, invertiamo la marcia e ci schiacciamo alla vetrina come i bimbi davanti ad un negozio di dolci e balocchi. "Proviamo ad entrare o ci limitiamo a guardare da fuori? Poi se entriamo cosa gli si può raccontare?" Armati del buon vecchio spirito di chi ha la faccia tosta e di chi nulla teme, entriamo e con un filo di voce: " Permesso?" Nemmeno il tempo di dire un'altra parola ed ecco che compare dal retrobottega un uomo dal capello lungo e dallo sguardo vispo che ci accoglie con un fare d'altri tempi "Benvenuti, prego accomodatevi". La sua officina

assomiglia più ad un museo che ad un negozio di moto. Sì, ci sono motociclette ovunque, ma anche sculture, quadri, maschere tribali, fotografie. Ci bastano pochi attimi per capire che Deo sa affascinare e incantare con il suo modo di fare e le sue creature. Ci racconta di aver fatto un po' di tutto nella sua vita: contadino, droghiere, fotoincisore, fotografo, ma è anche artista, poeta e scrittore. Con due ingranaggi e una leva frizione ti sforna un'opera d'arte e alcuni libri di pensieri campeggiano su una mensola. Ce n'è uno anche per chi gli fa visita e vuole lasciare una frase, un ricordo del proprio passaggio.

L'essenza del motociclista
Negli anni 70 scriveva un magazine autoprodotto, Mach-0,17 (la velocità del suono) che aveva per logo un pilota e due ruote: "L'essenza del motociclista" Ci spiega "Quando vai forte, non è la moto che ti spinge; sei tu che sei proteso e lanciato." Un'idea nata molti anni prima, ai tempi del suo primo incontro con il mondo delle moto. Deo è il quinto di sette fratelli e quando era bambino tutti andavano in moto perché l'auto era un lusso. Appena quattordicenne prendeva di nascosto l'Iso 150 dei fratelli maggiori; ora lui è rimasto l'unico che ancora non è sceso dalla sella, mentre gli altri vanno in auto. "Ogni tonto però li convinco a farsi un giro con me: gli presto una moto e sì torna insieme sulle strade dove abbiamo imparato a stare in equilìbrio su due ruote." La prima volta in moto però non se la scorderà mai. "Avvenne cosi, per caso, nei primi anni della giovinezza. Facevo il chierichetto nel mio paese del Friuli, Fiaschetti di Caneva e un giorno il parroco mi affidò il suo Mosquito." Ricorda Deo. Per chi non lo sapesse il Mosquito è una sorta di bicicletta motorizzata con un piccolo due tempi di neanche 50 cc. "Mi ritrovai a scorrazzare per il paese avanti e indietro. Mai in vita mia ero andato da solo su un mezzo motorizzato a due ruote e mentre sfrecciavo per le strade pensavo di essere cosi veloce al punto che nessuno riuscisse a vedermi! Beata gioventù! Cosi fu che la malattia per le moto prese totale possesso di me e ad oggi non sono ancora guarito." C'è da credergli, perché da allora moltissime moto sono passate tra le mani di Deo. Alcune, come fugaci amori estivi, sono sparite nel volgere di una stagione, molte altre invece hanno lasciato un segno profondo nel suo cuore e ancora oggi stanno una accanto all'altra nella vetrina. Si va da due Honda CBX sei cilindri

("C'è stato un periodo in cui ne ho avute diciannove tutte insieme" confessa), ad una rabbiosa RD 500 due tempi, per finire con una nera e cattivissima Kawa ZX-l2R. Per i glandi viaggi si affida ad una FJ1100 prima serie, mentre per i "giretti" da cinque-seicento chilometri prefensce un'EX-UP 1000, con poche modifiche; pedane arretrate, sospensioni riviste e un Puffo (di quelli alti due mele o poco più) con gli occhi spalancati rivettato al cupolino che sembra dire: "Mamma mia quanto andiamo veloci!" Diverse epoche e generi di moto, ma tutte contraddistinte da un medesimo particolare: il numero 43 sulla carena. Alcune moto però sembrano più preziose di altre e lo capiamo da come le guarda. Una di queste è la Laverda SFC 1000 tre cilindri. Un modello unico. "Me l'ha data Massimo Laverda in persona. Prima di affidarmela, l'ha guardata e le ha accarezzato un cerchione. Commovente: una persona che ama davvero le proprie moto come fossero figlie sue." Mentre parla noi ci guardiamo attorno estasiati e veniamo attratti da una Bimota Furano bianca e rossa, un pezzo particolare, consegnatogli da Morri in persona. "Me la sono regalata per il 50 compleanno". Quel giorno nella piccola bottega di via Marcantonio dal Re ci fu festa dalla mattina fino all'alba seguente. Tra gli invitati tutta la Milano su due ruote e anche di più. Le fotografie appese un po' ovunque sulle pareti testimoniano l'evento e raccontano la vita di Deo attraverso gli occhi dei suoi mille amici.

Sognatore
Deo ha anche un suo sito internet: www.deomoto.it. Non pensiate che siamo diventati marchettari! Lo vogliamo segnalare perché è stupendo. Quantomeno singolare: nessuna pubblicità all'officina (chissà poi se aggiusta anche le moto, tra le altre cose?), ma tanti pensieri, racconti, idee e riflessioni di un motociclista genuino. Deo però non vive solo guardando al passato. E' un ragazzo senza età che vive giorno per giorno dopo che il fato lo ha strappato dalle braccia della Signora in nero per caso, grazie ad un amico che gli ha regalato una seconda vita. Lui ne fa tesoro sogna un Aldilà fatto tutto di curve. "Per gli Islamici il paradiso è un harem di soavi fanciulle, per i Pellerossa un immensa prateria dove poter galoppare senza sella su cavalli selvaggi. Per me il paradiso è una strada infinita, zeppa di curve e tornanti, senza automobilisti distratti né autovelox, dove correre con gli altri motociclisti senza altri pensieri." Fantastico! San Pietro in versione roker in sella ad una cafe racer: il paradiso è sicuramente così!

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