La chiave

Ho le mani dure, fredde, le ginocchia si muovono a fatica, la tuta dura non vuole ritrovare la forma verticale; è stata piegata per ore su di me nel gelo di una giornata invernale.

Scendo dalla sella faccio movimenti fatti migliaia di volte ma sempre con uno stato d'animo diverso. Rivedo nella mente gli ultimi chilometri percorsi, sento la tristezza che mi avvolge, sentimenti contrastanti.

Felice che tutto sia andato bene: qualche macchina schivata per un soffio, (era disattento -pensavo di avere la precedenza- non l'avevo visto), qualche curva presa con "allegria" e poi rivelatasi un po' strettina, ma aldilà di tutto contento di essere di nuovo a casa.

Nonostante tutto, questa tristezza rimane. Guardo le ruote, la marmitta, la splendida sagoma del serbatoio, riguardo la moto, il mio sguardo la ripercorre tutta, risento la staccata violenta per una curva strana e le ginocchia che la stringevano forte, per non volare via. Mi sento sospeso nel vuoto con il nulla intorno a me, io e lei, allora mi assale la voglia di riaccenderla, di risentire quella musica che per ore mi ha esaltato, di riprovare il movimento del polso, sentirmi proiettare in avanti ed ancora sentire lo sforzo sul collo per il peso del casco e del vento. Non riesco a fermare le sensazioni che mi avvolgono. La razionalità mi ferma dall'inserire la chiave nel cruscotto.

Voglio che la tristezza mi lasci, mi guardo, tento di deridermi, sono in piedi con in una mano il casco nell'altra la borsa con qualche indumento, davanti a me la bestia...... sono inebetito, è splendida, passa il tempo, la guardo come la prima volta, mi domando come e perché mi fa così felice, ho l'età della ragione (lo dicono gli altri), ho l'età per sentirmi ridicolo (lo dico io) in ogni caso non ho ancora l'età per perdere questa emozione e poter vivere felice!

Forse riparto.

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